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Ultimo aggiornamento: 13:35
“Il nostro faro dev’essere il bene del bambino. E il bene del bambino purtroppo potrebbe anche dover ammettere che non c’è più nulla da fare”. Solo le parole di Carlo Pace Napoleone, direttore della struttura che opera i trapianti pediatrici al Regina Margherita di Torino, riportano alla misura della compassione e al rispetto della dignità umana questa funambolica corsa mediatica a imporre la salvezza a tutti i costi al piccolo Domenico, al quale con colpa gravissima è stato impiantato un cuore danneggiato.
“C’è un cuore in arrivo!”, hanno titolato i giornali, e la tv ha annunciato la corsa a Napoli di un team di espertissimi, ancora più esperti dei super esperti partenopei, con il compito di appurare una volta di più le condizioni di Domenico. Il piccolo è in coma da 57 giorni e già i migliori periti, i medici del Bambino Gesù, avevano purtroppo dovuto comunicare l’impossibilità di trovare la via e la vita per il piccolo ricoverato senza fortuna al Monaldi di Napoli.
Temiamo che però non sia ancora giunta allo zenit la commozione nazionale e dunque le lacrime televisive attendono altra succulenta procedura di estrazione della disperazione da quel corpicino ormai stremato e indifeso, destinato a essere indagato oltre il tempo e oltre la misura che la scienza medica mette a disposizione.














