"Il nostro faro deve essere il bene del bambino e di nessun altro. Qualsiasi cosa significhi. E il bene del bambino, purtroppo, potrebbe anche voler dire ammettere che non c'è più nulla da fare: no all'eventuale accanimento terapeutico".

La notizia di un possibile cuore da trapiantare, arrivata in serata da fonti interne all'ospedale napoletano, non fa cambiare punto di vista a Carlo Pace Napoleone, direttore della Struttura complessa di Cardiochirurgia pediatrica e delle Cardiopatie congenite dell'ospedale infantile Regina Margherita di Torino, uno dei cinque luminari convocati a Napoli per il maxi-consulto sul bambino di due anni operato il 23 dicembre scorso al Monaldi per un trapianto di cuore.

Il piccolo oggi è in coma farmacologico, collegato all'Ecmo, il macchinario che supplisce alla funzione del nuovo cuore, che non funziona. "Voglio essere sincero - spiega il professor Pace -: un corpo attaccato all'Ecmo può sopravvivere bene anche un paio di settimane. Oltre questo limite, è molto difficile che non si sia sviluppata una compromissione di altri organi, soprattutto reni, fegato, polmoni e cervello", spiega al Corriere della Sera.

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