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17 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 18:05

C’è lo choc per la morte di un ragazzo di 23 anni, mentre a pochi metri di distanza un’europarlamentare parla all’univeristà. E poi lo choc perché le violenze vengono contestate a militanti di estrema sinistra con legami con il partito di Jean-Luc Mélenchon. La Francia che da mesi fa i conti con un’instabilità poltica senza precedenti dentro le stanze del potere, si trova ora con l’esplosione della tensione sociale nelle strade. L’omicidio di Quentin Deranque, avvenuto a Lione alla vigilia delle Municipali, segna un salto di livello nel conflitto degli ultimi anni. E nessuno, neppure all’Eliseo, potrà più ignorarne le conseguenze. L’Assemblea nazionale, dilaniata da maggioranze scarne e lotte interne, ha osservato un minuto di silenzio. Subito dopo è ripreso lo scontro politico.

Giovedì 12 febbraio, ore 16.30. Un gruppo di sette donne del collettivo femminista di estrema destra Némésis manifesta contro “gli islamisti di sinistra”, mentre poco distante parla l’eurodeputata franco-palestinese de la France Insoumise Rima Hassan. Qui c’è una prima aggressione: le giovani vengono strattonate e buttate a terra nel tentativo di strappare i loro manifesiti, ma nessuno interviene nonostante loro stesse avessero chiamato degli amici per proteggerle. Mezz’ora dopo il pestaggio mortale: un gruppo di persone incappucciate si scontra con i ragazzi del servizio d’ordine di destra e inizia a picchiarli. Tra le vittime c’è il 23enne Quentin Deranque: sbattutto a terra, viene pestato da almeno sei persone. Il ragazzo resta accasciato fino all’arrivo di un amico che cerca di portarlo a casa. Parla, ma non ricorda niente di quello che è successo. A quel punto viene fatto sdraiare su di una panchina alla fermata del bus e i compagni chiamano i soccorsi. È la sera di giovedì 12 febbraio, Deranque muore sabato 14 in ospedale. Fonti vicine all’inchiesta all’agenzia France Presse, sostengono che gli aggressori siano stati identificati e che si tratti di individui vicini ai movimenti di ultrasinistra, anche se non erano stati segnalati a rischio terrorisimo. Tra loro, è uno dei sospetti, potrebbe esserci anche un assistente parlamentare de la France Insoumise, Jacques-Elie Favrot. In attesa di conferme, si è dimesso ed è stato sospeso dal Parlamento.