PARIGI. È morto a Lione Quentin D., 23 anni, lo studente ricoverato in condizioni disperate dopo un’aggressione avvenuta a margine di una conferenza universitaria. La procura ha trasformato l’ipotesi di reato da lesioni aggravate a lesioni mortali aggravate. La Francia si risveglia con un caso che mescola piazza, ideologia e campagna elettorale.
Il giovane, vicino al collettivo identitario Némésis, faceva parte di un servizio d’ordine improvvisato che accompagnava alcune attiviste arrivate a protestare contro l’intervento dell’eurodeputata di La France Insoumise, Rima Hassan, a Sciences Po Lione. Secondo le prime ricostruzioni sarebbe stato accerchiato e colpito con pugni e calci alla testa da un gruppo riconducibile alla galassia antifascista. Tra i sospettati, secondo fonti investigative, ci sarebbe anche un collaboratore parlamentare legato a un deputato vicino a Jean-Luc Mélenchon. Gli inquirenti mantengono il riserbo.
Il presidente Emmanuel Macron ha invitato «alla calma, alla prudenza, al rispetto», condannando «gli autori di questa ignominia». «Nella Repubblica – ha scritto su X – nessuna causa, nessuna ideologia, giustificheranno mai che si uccida». Parole che provano a raffreddare un clima già incandescente.










