«Protettorato di Trump», «ai margini del progetto europeo», «anticostituzionale» e via di questo passo. Alla sinistra non va bene che il governo partecipi al Board of Peace per Gaza; naturalmente, se non fosse stato invitato gli stessi avrebbero parlato di «isolamento» e «irrilevanza» dell’esecutivo. Comunque, come confermato ieri dal vicepremier Antonio Tajani, una risposta alle critiche sarà trasmessa direttamente in aula.

La decisione è arrivata dopo che lo stesso ministro degli esteri e il presidente del Consiglio Giorgia Meloni si erano sentiti per stabilire chi parteciperà al primo incontro di Washington di giovedì e quale sarà il ruolo dell’Italia nei dettagli. Ad Addis Abeba la premier ha chiarito che il nostro Paese è stato invitato al Board per Gaza come Paese osservatore, un invito che il governo ha di fatto accettato in quanto la presenza italiana ed europea è ritenuta necessaria. Ma soprattutto ha accettato di partecipare, nei limiti costituzionali, a un consiglio creato dal nostro principale alleato strategico e militare, un particolare che all’opposizione non solo non va bene ma lo considera addirittura un atto di sottomissione a un Paese che evidentemente ritiene nostro nemico.