Sarà Antonio Tajani a illustrare al Parlamento perché e con quale prospettiva l’Italia parteciperà alla prima riunione del Board of Peace per Gaza in veste di osservatore. Si tratta dell’organismo annunciato da Donald Trump al Forum di Davos che si concentrerà sull’attrazione di investimenti per la ricostruzione di Gaza e l’attuazione della seconda fase dell’accordo di pace.
L’intervento del ministro degli Esteri
Le comunicazioni del ministro degli Esteri sono state fissate per martedì 17 febbraio (alla Camera alle 13.30, in definizione l’orario in Senato) ma non è ancora chiaro chi poi volerà negli Usa giovedì: la soluzione più probabile appare Tajani, ma non è esclusa l’ipotesi che Giorgia Meloni decida di rispondere in prima persona all’invito di Donald Trump. «Non possiamo restare fuori dalla ricostruzione di Gaza, anche questa è una chiave di lettura a proposito della nostra presenza da osservatori nel Board. E poi è giusto esserci perché è un’ulteriore conferma dell’impegno del governo per stabilizzare il Medio Oriente», ha dichiarato Tajani secondo quanto riportato dal Corriere della sera.
La vicenda
Una scelta che comunque le opposizioni stanno contestando duramente. Poco meno di un mese fa, davanti al bivio della firma per aderire all’organismo creato da Trump, c’è stato anche un confronto tra Meloni e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “massima consonanza” e niente adesione, per l’incompatibilità tra lo statuto del Board e l’articolo 11 della Costituzione. Secondo la premier, però, auto-escludersi da questa iniziativa non è intelligente, e così l’Italia ha accettato l’invito alla prima riunione con lo status di osservatore. La situazione è fluida.











