Roma, 17 feb. (askanews) – Copione già scritto, dai numeri della maggioranza. L’aula della Camera approva, con 183 sì e 122 voti contrari, la risoluzione di centrodestra con cui si sostiene la scelta del governo Meloni di accogliere l’invito del presidente Donald Trump a far parte del Board of peace come osservatori. A spiegare al Parlamento la presenza dell’Italia alla riunione inaugurale giovedì a Washington è il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che si ritrova però quasi solo: insieme a lui, tra i banchi del governo, ci sono solamente il ministro della P.A. Paolo Zangrillo e tre sottosegretari in quota Fi, Ferrante, Valentini e Tripodi. Mentre, in tema di politica estera, le opposizioni – e non è scontato – trovano l’unità con una risoluzione comune che chiede che il paese non abbia alcun ruolo in questo organismo per evitare di “legittimare” qualcosa che, sostengono, si colloca fuori dalla Costituzione e dal diritto internazionale. La fotografia per una volta di un campo larghissimo, compresa Azione.

E la segretaria del Pd, ‘testardamente unitaria’, Elly Schlein, decide di intervenire. Lo fa prendendo di mira la premier, che non è in aula ma viene continuamente evocata, le chiede di scegliere “da che parte stare”. L’Italia, dice Schlein, “forte della sua storia, deve difendere le sedi multilaterali, il diritto internazionale”. La verità, affonda, è che “Giorgia Meloni non riesce a dire di no a Donald Trump”. Altro che “pontiera, mediatrice… Si è rivelata una spettatrice. c’è subalternità”. “Degli altri paesi fondatori dell’Ue non ci sarà nessuno, neanche la Germania di Merz” e neanche la “commissione europea”. “State cercando di aggirare un divieto costituzionale giocando con le parole”, sottolinea.