"Vai ad assaggiare l’Alta Langa di Tenuta Monsignore, sembra Champagne!”. Inizia così – al festival Grandi Langhe, nelle scorse settimane a Torino – la degustazione della nuova annata di una delle etichette più interessanti dell’area che in Piemonte fa rima con bollicina metodo classico. Gusto morbido e avvolgente, eppure fresco, verticale e molto lungo, dove la generosità dello Chardonnay abbraccia l’eleganza del Pinot Nero, in un matrimonio alla pari (50% e 50% nel blend).
Un vino di grande personalità che nasce intorno a una casa arroccata su una collinetta a Vicoforte (Cuneo), a venti minuti dalle montagne e a un’ora dal mare. All’interno, sale affrescate “che neanche la Cappella Sistina”, come racconta Roberta Ceretto, un tempo dimora del vescovo di Mondovì. Intorno, oggi, ci sono solo vigneti.
Tenuta Monsignore nasce dall’amore per la terra, per la famiglia. E da una domanda molto concreta: come si mantiene una casa enorme, piena di opere d’arte, senza venderla? “Quando ti trovi questa dimora storica bellissima, che sembra un museo, dici: ora per tutta la vita devo lavorare per mantenere questa casa? Con spese di manutenzione enormi. Allora abbiamo pensato di venderla. Ma per mio marito era impensabile. E anche a me dispiaceva”.







