L’espressione del territorio ai suoi limiti più alti. La viticoltura eroica sintetizzata in un vitigno simbolo, il prié blanc, autoctono e coltivato in pergola bassa per concentrare gli zuccheri portati dal sole a quote che arrivano anche a 1.200 metri. La Cave Mont Blanc, cooperativa vinicola che raggruppa 70 soci ed è uno dei sei produttori della zona di Morgex e La Salle, nell’Alta Valle d’Aosta, è leader e guida per valorizzare il prié blanc.

Il vitigno simbolo del versante italiano del Monte Bianco ha avuto un’evoluzione negli ultimi due decenni proprio alla Cave.

Dal 2021, ne è responsabile commerciale e presidente Nicolas Bovard. Ha 29 anni, è laureato in Scienze e cultura della gastronomia all’Università di Padova. A giugno 2025 è stato indicato dai soci come presidente del Consorzio Vini Valle d’Aosta, che tutela la Doc Vallée d’Aoste. «Per il 99 per cento la nostra produzione è di prié blanc», dice. E l’altro un per cento? «Stiamo recuperando un vitigno autoctono a bacca rossa, il Roussin de Morgex, forse una variante dello stesso prié – racconta il presidente –. Nel 2010, con la collaborazione dell’Institut Agricole Régionale (la scuola di agricoltura di Aosta, ndr) abbiamo fatto le prime prove di coltivazione, le prime barbatelle le abbiamo piantate nel 2017 ma sono state colpite da una grande gelata. L’anno successivo abbiamo ripiantato la vigna, quest’anno arriveremo alla prima produzione, entro fine anno». Saranno 120 bottiglie di metodo classico rosato, che in questo periodo sono in affinamento sui lieviti.