C’è un luogo in Trentino dove la viticoltura è un gesto d’amore quotidiano, un rito che si rinnova tra i silenzi delle vette e il respiro profondo della terra. È la Val di Cembra, adagiata sul versante orientale tra 500 e 900 metri di altitudine, attraversata dal torrente Avisio che la divide in due. Qui i vigneti sembrano sospesi, piccoli fazzoletti di terra aggrappati a pendenze estreme, coltivati con pazienza e tenacia. Ogni ceppo racconta una storia di mani che scavano, piantano, potano e raccolgono, con la consapevolezza che ogni grappolo è un miracolo di equilibrio. Il microclima è generoso, con l’Ora del Garda che sale dolcemente dai laghi e accarezza i filari proteggendo i grappoli dall’umidità.

I vigneti in inverno

Il terroir

L’escursione termica tra giorno e notte arricchisce i vini di profumi e acidità mentre i terreni, sabbiosi, ben drenati e di origine porfirica, donano mineralità e carattere. Ma è l’approccio rispettoso dell’uomo a fare la differenza. Cembra è stata tra le prime realtà italiane a introdurre la zonazione, valorizzando ogni singola parcella e le sue potenzialità. Nel cuore di questa valle, a 700 metri di altitudine, sorge Cembra Cantina di Montagna, una delle cantine più alte d’Italia. Nata nel 1952 dal sogno di un piccolo gruppo di viticoltori, oggi è una comunità di circa 300 soci che coltivano 300 ettari distribuiti in minuscoli appezzamenti. Una viticoltura fatta in famiglia, tramandata come un sapere prezioso, vissuta con fierezza e senso di appartenenza. I vini che nascono da questa cantina cooperativa sono ritratti autentici del territorio, prodotti in quantità limitate ma capaci di raccontare un’identità forte e irripetibile. A rendere possibile tutto ciò ci sono i muretti a secco, veri e propri capolavori di ingegneria contadina, costruiti pietra su pietra fin dal Quattrocento.