Riuscire a cogliere lo spirito del tempo in un periodo storico così complesso e mutevole per il mondo del vino è un risultato che Cavit ha raggiunto unendo strategia, territorio e un po’ di fortuna. Dalla diversificazione dei mercati alla segmentazione dei canali di vendita, passando per la naturale predisposizione degli oltre 6.350 ettari alla produzione di bianchi e bollicine, il consorzio trentino nato nel 1950 dall’unione di alcuni viticoltori raccoglie ora i frutti di una strategia decennale. Un approccio che può essere sintetizzato nel concetto di “qualità accessibile”. Detto diversamente: vini di alta qualità con un posizionamento competitivo. Una visione che oggi trova piena conferma nelle nuove aspettative di un consumatore più consapevole.

«Copriamo più del 60% della superficie vitata del Trentino – afferma Enrico Zanoni, direttore generale di Cavit – e questo ci permette diversi gradi di diversificazione della nostra attività: per segmenti di mercato, dalla Gdo al fine dining; tra vini fermi e spumanti, quest’ultimi trainati dal Metodo Classico Trento Doc cresciuto dal 5 al 35% della produzione; in termini geografici, con un export in 70 Paesi, di cui 5 o 6 fanno la differenza. Approccio che intercetta l’evoluzione del consumatore attento non solo alla qualità percepita ma anche al valore della spesa. Un consumatore che si chiede: perché spendere certe cifre per una bottiglia? Noi abbiamo la presunzione di rispondere: per la qualità, spesso superiore alle attese».