Milano, 9 apr. (askanews) – Cantina Viticoltori del Trentino (Cavit) porta a Vinitaly 2026 due vini con cui prova a intercettare un mercato che guarda sempre di più a freschezza, riconoscibilità varietale, radicamento territoriale e gradazioni moderate. Al centro della proposta ci sono il “Pinot Bianco Bottega Vinai” e la “Schiava Cum Vineis Sclavis”, due etichette molto diverse fra loro ma unite da un’impostazione comune: rileggere il patrimonio viticolo trentino in chiave attuale, senza uscire dal perimetro della qualità accessibile.

Il Pinot Bianco, nato dopo quattro anni di osservazioni e selezione agronomica sull’Alto Garda e la Vallagarina, con il supporto del sistema PICA, la piattaforma integrata cartografica agriviticola che guida le scelte agronomiche del gruppo. “Il Pinot Bianco non è un vitigno ubiquitario, richiede climi ventilati e una buona escursione termica” ha spiegato Andrea Faustini, responsabile del team agronomico ed enologico di Cavit, precisando che “nell’Alto Garda l’influenza del lago garantisce una maturazione dolce e aromatica, nella Vallagarina occidentale, oltre i 400 metri, i terreni offrono più struttura e freschezza acida. Sono climi molto diversi pur essendo geograficamente vicini, e dalla combinazione delle due zone nasce la complessità del vino”. Sul piano stilistico è ricaduta sul solo acciaio, per mantenere intatte finezza aromatica e tensione gustativa, e distinguere questa etichetta da altre interpretazioni del Pinot Bianco più mature e strutturate.