Francesca Albanese una di noi, Allah Akbar. La relatrice Onu minaccia di querelare chi la associa ad Hamas, ma il gruppo terroristico ieri si è schierato ufficialmente in sua difesa. Chissà se la cosa la inorgoglisce o la imbarazza. Le pressioni dei governi occidentali perché l’avvocata si dimetta dal suo incarico presso l’Onu sono giudicate dai tagliagole che tengono in ostaggio Gaza, secondo quanto riporta il ministero degli Esteri israeliano, «un’espressione vergognosa di ipocrisia e doppio standard». L’Occidente vuole «punirla perché difende i palestinesi», sostengono i macellai del 7 ottobre, sparlando di «diritto internazionale e valori umani» che donna Francesca difenderebbe ed Europa e Israele violerebbero. In un mondo normale quello di Hamas sarebbe il bacio della morte, ma l’Onu da tempo non rappresenta il mondo normale e si terrà la relatrice in odore di antisemitismo, facendo finta di nulla.

All’orrore dei terroristi pro Albanese ieri si è aggiunta la banalità dello star system occidentale. Francia e Germania chiedono la revoca della prediletta dai fanatici di Allah dall’incarico di relatrice Onu per i Territori Palestinesi perché la ritengono poco equilibrata, ideologica e sostanzialmente antisemita. Ed ecco che oltre cento personalità dello spettacolo e della cultura, tutti figli dell’Occidente e milionari in dollari, firmano una lettera di «pieno supporto ad Albanese, difensore del diritto all’esistenza dei palestinesi». Figurano nell’elenco degli statisti da red carpet Javier Bardem, Annie Lennox, Mark Ruffalo, perfino la nostra Asia Argento. Eva beh... Non sono però i vip della pellicola gli sponsor più pericolosi di Albanese, come si è visto. Così come non sono le sue frasi su «Israele nemico comune dell’umanità» o, come corregge l’interessata, «sul sistema occidentale di finanziamenti occulti, algoritmi e armi che aiuta lo Stato Ebraico a perpetrare il genocidio dei palestinesi», che possono mettere a rischio la poltrona dell’avvocata irpina.