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12 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 18:05
Prima la Francia, adesso la Germania (oltre a tutta la destra di governo italiana). Le Relatrice speciale dell’Onu per la Palestina, Francesca Albanese, è ancora bersagliata per una frase che, semplicemente, non ha mai detto. Nonostante l’evidenza (basta ascoltare il video integrale, senza tagli), oggi il ministro degli Esteri tedesco, Johann Wadephul, segue l’esempio del suo omologo francese e chiede le dimissioni della relatrice speciale delle Nazioni Unite: “Rispetto il sistema delle Nazioni Unite basato sui relatori indipendenti. Tuttavia Albanese ha rilasciato numerose dichiarazioni inappropriate in passato. Condanno le sue recenti dichiarazioni su Israele. La sua posizione è insostenibile“, ha scritto Wadephul su X.
Non bastano le sanzioni degli Stati Uniti, adesso i duri attacchi ad Albanese arrivano da due grandi potenze europee. Ieri il francese Jean-Noël Barrot, intervenendo davanti all’Assemblea nazionale, aveva accusato la giurista di aver fatto “dichiarazioni oltraggiose e colpevoli” durante il forum di sabato 7 febbraio organizzato da Al-Jazeera e di aver “preso di mira non il governo israeliano, di cui è lecito criticare la politica, ma Israele come popolo e come nazione, il che è assolutamente inaccettabile”. Un’accusa falsa che non trova riscontro nel messaggio-video trasmesso durante l’incontro e pubblicato su X dalla stessa Albanese. “Il nemico comune dell’umanità”, ha scritto, “è il sistema che ha permesso il genocidio in Palestina”. E ieri sera collegata con il cinema Anteo di Milano – dopo la proiezione di Disunited Nations – la relatrice Onu aveva replicato: “Mi si accusa di antisemitismo per un video manipolato. Ora il ministro francese chieda scusa”. Al momento, però, non è arrivata alcuna scusa. Anzi si aggiunge la richiesta di dimissioni arrivata da Berlino.














