DA VEDERE. Ricostruisce con cura una drammatica pagina di storia spagnola “L’infiltrata”, avvincente nuovo lavoro di Arantxa Echevarria pluripremiato in patria e approdato nel nostro Paese su iniziativa della torinese Movies Inspired. Teatro del racconto gli anni Novanta, quando una ventenne poliziotta accetta la proposta di diventare un’infiltrata nell’Eta, l’organizzazione terroristica che da anni semina morte per l’indipendenza dei Paesi Baschi. Bravissima la protagonista Carolina Yuste, al suo fianco come sempre strepitoso Luis Tosar. Il film è tratto da una storia realmente accaduta come attestano i titoli di coda.

DA EVITARE. Delude “Lavoreremo da grandi”, commedia amara diretta e interpretata da Antonio Albanese. La storia richiama in parte l’ultimo eccellente lavoro di Clint Eastwood “Giurato numero 2” ma è come confrontare la Premier League al campionato di San Marino. Si descrive una notte di paura di quattro amici – in realtà uno dorme per tutto il film e forse è un bene – che al rientro da una sera trascorsa al bar urtano in auto qualcosa e temono di aver investito una persona. Le scene di recitazione corale sembrano girate a un matrimonio da un amico degli sposi che di mestiere fa l’idraulico, le gag sono prevedibili, i dialoghi sono di una banalità in stile “Ciao maschio” di Raiuno, gli attori difficilmente riceveranno un premio per l’interpretazione ma in realtà in Italia anche nel cinema tutto è possibile. Fra le poche qualità di “Lavoreremo da grandi”, girato sul lago d’Orta in Piemonte, si segnala la breve durata di 86 minuti (percepiti comunque 120).