La PAM (Psicosi Antifascista Mono-maniacale) ha raggiunto in queste ore una vetta inesplorata: bisogna tirare in ballo il fascismo anche quando si parla degli orrori commessi in nome dell’altro totalitarismo, quello in abito rosso, falce e martello. È una sindrome dadaista, impossibile da raccontare, se non lasciando la parola a due esponenti di spicco di essa.

Costoro si sono esercitati in occasione del Giorno del Ricordo, da sempre disturbanteper il luogocomunismo progressista. È assai arduo, commemorando i massacri delle Foibe, non citare il responsabile, il nascente regime titino. Ma niente paura, la strategia dei resistenti immaginari è semplice, consiste nell’applicazione della regola aurea veltroniana del “ma anche”: si parla (a denti stretti) di comunismo, ma anche (e sempre) di fascismo.

FOIBE, GIORGIA MELONI: "IMPERDONABILE CONGIURA DEL SILENZIO"

"Oggi si celebra il Giorno del Ricordo. Una giornata che chiama l’Italia a fare memoria di una pagina doloros...

Il primo saggio di questo funambolismo in bilico sull’abisso del ’900 l’ha offerto ieri Michele Serra, nella sua Amaca quotidiana su Repubblica. Certo, «la tragedia delle foibe e l’esodo di decine di migliaia di italiani furono una catastrofe lungamente negata per convenienze ideologiche». Inappuntabile, non fosse la premessa utile a far scattare la congiunzione avversativa.