Usa la parola "destinati" invece di "uccisi". E ben si guarda dall'osservare la realtà storica e soprattutto evita di sottolineare che a gettare gli italiani nelle "cavità", come le chiama lui, sono state le milizie comuniste agli ordini del Maresciallo Tito, che ha guidato con il pugno di ferro la Jugoslavia e per quella pulizia etnica non ha mai pagato. Per Giani fu il "caos" seguito alla guerra a determinare assassini ed esodo e non una politica preordinata da chi all'epoca serviva la Russia di Stalin. Non ce la fare proprio Giani ad andare contro gli "antichi padri" e così spiega che il ricordo delle foibe "va celebrato senza polemiche politiche, ma proprio nell'atto del ricordo di quanto di quanti hanno lasciato la vita in quel contesto. Quello che è importante è ricordare quanti hanno perso la vita". Perché ricordare chi ha ammazzato gli italiani d'Istria e Dalmazia potrebbe forse far sorgere problemi a sinistra?