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Ultimo aggiornamento: 10:37

La facciata di Palazzo Chigi illuminata con il tricolore e un fuoco di fila di dichiarazioni degli esponenti della maggioranza. Così il governo celebra il Giorno del ricordo, in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale.

“Una giornata che chiama l’Italia a fare memoria di una pagina dolorosa della nostra storia, vittima per decenni di un’imperdonabile congiura del silenzio, dell’oblio e dell’indifferenza – , scrive Giorgia Meloni sui social -. Ricordiamo i martiri delle foibe e la tragedia dell’esodo giuliano-dalmata. Centinaia di migliaia di italiani che hanno scelto di abbandonare tutto pur di non rinunciare alla propria identità”. “La Nazione non deve aver paura di guardare in faccia quella verità – prosegue la premier -, ricacciando nell’ignavia ogni squallido tentativo negazionista o riduzionista. Il ricordo non è rancore, ma giustizia. È il fondamento di una memoria condivisa che unisce e rende più forte la comunità nazionale, tracciando la strada a chi verrà dopo di noi”.

Il 30 marzo 2004, “quando il Parlamento italiano ha approvato “quasi all’unanimità (solo 12 i voti contrari) la legge che istituiva il Giorno del Ricordo”, è “divenuta una data spartiacque. C’è stato un prima e c’è un dopo”, ha detto il presidente del Senato, Ignazio La Russa, nel suo intervento alla Camera per la celebrazione della giornata a cui hanno preso parte la premier e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. “Nei libri di storia distribuiti nelle scuole, gli studenti studiavano la storia di Roma, la storia del ‘700, dell’800, della prima e seconda guerra mondiale. Ma mancavano le pagine sulla tragedia delle foibe. Sia chiaro: la mia non vuole essere un atto di accusa nei confronti di qualcuno, anzi, è il giusto riconoscimento a quelle forze politiche che, seppur per decenni siano state molto vicine al comunismo, in quella occasione hanno saputo fare un passo coraggioso per far conoscere la verità. Da allora, altri passi in avanti sono stati fatti”. “Certo – ha aggiunto -, esistono e resistono tuttora, sacche negazionistiche o, nella migliore delle ipotesi, riduzionistiche”.