Roma, 10 feb. (askanews) – In mezzo al mare di dichiarazioni sul Giorno del Ricordo, istituito ventuno anni fa per rompere il silenzio, spesso accompagnato da indifferenza, sulla tragedia delle foibe, l’espressione più ricorrente è “memoria condivisa”. L’aggettivo stride un po’ in questi giorni di tensioni politiche in cui di condiviso, tra maggioranza e opposizione, non c’è nemmeno la scaletta di Sanremo. E, per la verità, anche i modi di celebrare questa giornata sono diversi, con prese di posizione solerti e copiose da parte di esponenti del centrodestra, mentre il centrosinistra arriva in ordine sparso, con maggiore lentezza e soprattutto con la raccomandazione – rivolta chiaramente a chi oggi sta al governo – di non usare i drammi del passato come “rivendicazioni” per il presente. Insomma, non solo le sensibilità sono notoriamente diverse ma anche i rapporti tra i due schieramenti appaiono molto tesi.

La pattuglia dei parlamentari di Fratelli d’Italia fin dalle prime ore della mattinata tempesta le redazioni di commenti e la premier Giorgia Meloni è la prima a intervenire stigmatizzando “un’imperdonabile congiura del silenzio, dell’oblio e dell’indifferenza” rispetto ai “martiri delle foibe e la tragedia dell’esodo giuliano-dalmata”. Meloni è risoluta: “La Nazione non deve aver paura di guardare in faccia quella verità, ricacciando nell’ignavia ogni squallido tentativo negazionista o riduzionista. Il ricordo non è rancore, ma giustizia” per quella “memoria condivisa che unisce e rende più forte la comunità nazionale”. Di “memoria della Nazione” parla il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami, richiamando il dovere della verità “contro ogni imperdonabile tentativo di negazione”, mentre il presidente del Senato Ignazio La Russa, partecipando alla Camera a un’iniziativa insieme al presidente Lorenzo Fontana, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della premier Meloni, rinnova le scuse alle vittime. “Ricordiamo e ci vergogniamo per i sassi lanciati nella stazione di Bologna contro quel treno che, nel febbraio del 1947, conduceva gli esuli da Pola – dice La Russa -. Ricordiamo e ci vergogniamo per quel latte che era destinato ai bambini, e che invece venne volutamente rovesciato sulle rotaie. Ricordiamo e ci vergogniamo per gli insulti gridati agli esuli”.