Il 10 febbraio l'Italia celebra il Giorno del Ricordo, solennità civile istituita per conservare la memoria della tragedia delle Foibe e dell'esodo giuliano-dalmata. La ricorrenza onora le migliaia di italiani uccisi nelle cavità carsiche e i 350.000 connazionali costretti ad abbandonare le proprie terre d'origine nel secondo dopoguerra. È un momento di riflessione nazionale volto a ripristinare la verità storica e a promuovere la riconciliazione tra i popoli del confine orientale.
Era il 1943, tre anni di logorante Guerra Mondiale avevano convinto l'Italia, e prima ancora gli italiani, che il futuro non era una garanzia, il prodotto del normale scorrere del tempo e della vita, bensì una conquista per la quale dover lottare, da dover sottrarre agli altri, un vero e proprio privilegio.
Era il 1943, le cose si stavano mettendo particolarmente male per l'Italia: la sconfitta dell'Asse era imminente; Berlino mostrava le crepe di un marchingegno ormai liso e consunto, Tokyo aveva perso ogni direzione e potenza d'azione e Roma era completamente crollata sotto il peso del rovinoso fallimento del Regime Fascista, scioltosi con la storica riunione del Gran Consiglio del Fascismo del 25 luglio di quell'anno.










