Pollice, indice e medio al vento. La P38 (per fortuna solo la riproduzione con le dita, non la vera pistola semiautomatica) si alza dietro gli striscioni che esprimono solidarietà agli ultimi militanti di Askatasuna finiti in manette. Da Modena a Vicenza: giovani e giovanissimi che richiamano il terrorismo rosso, esaltando quell’arma di fabbricazione tedesca a lungo nascosta nei depositi partigiani (era un bottino di guerra) e poi ricomparsa nel pieno degli anni di piombo tra le mani dei brigatisti. Ai fratelli di Aska, i sei arresti per resistenza aggravata e lesioni a pubblico ufficiale eseguiti sul finire del 2025 tra le fila del Collettivo del liceo Einstein, il fulcro delle leve giovanili del fu centro sociale torinese, non sono andati giù.
“Torino picchia duro. Aska alla conquista del futuro”: scritta rossa su lenzuolo bianco, con tanto di falce e martello. Si scorgono almeno tre P38 lì dietro. Sono quelli di Kamo Modena - si definiscono un “piccolo gruppo autonomo e compatto” - e sono gli stessi che festeggiarono la morte di Silvio Berlusconi con lo striscione “Oggi come sempre ciao Silvio” esibendo le solite P38. Un vizio ricorrente. «Da Modena con i ragazzi di Vanchiglia e con tutti gli studenti che picchiano duro e non piegano la testa a questo governo della guerra e del genocidio, di fascisti e polizia al servizio di Israele, Usa e Leonardo... Troverete Resistenza e Intifada fino alla vittoria come in Palestina! Liberi tutti, anche gli innocenti! », scrivono sui social per difendere i liceali che lo scorso 27 ottobre assaltarono i ragazzi di Gioventù Nazionale impegnati in un volantinaggio contro la “cultura maranza” fuori dalla scuola.






