Applausi scroscianti. Da spellarsi le mani. Nemmeno stesse passando Leo Messi... I cosiddetti manifestanti “pacifici”, difesi a spada tratta da Pd e compagni, stavano invece incoraggiando il blocco nero, ovvero i picchiatori dell’Askatasuna e i loro sodali giunti da mezza Italia e pure dall’estero con l’unico scopo di seminare il caos e attaccare la polizia. Giovani incappucciati e con maschere anti-gas già sistemate sul volto, che di lì a poco avrebbero dichiarato guerra allo Stato, tra due ali di folla.

«Evviva, evviva, evviva Askatasuna!», si sente gridare da chi stava ai lati. E anche i messaggi che circolano sui canali d’area antagonista non lasciano spazio a dubbi sul sostegno ai violenti in marcia su corso Regina Margherita, verso la sede del centro sociale sgomberato prima di Natale. Una sfilza di testimonianze che inchiodano la sinistra istituzionale.

«Ho visto le persone applaudire chi resisteva alla violenza della polizia: è stato un momento che mi ha scaldato il cuore. Mi trovavo nelle prime linee tra chi ha resistito, con timore in fondo che per quello che avremmo fatto tutti ci avrebbero condannati. Man mano che camminavo però, la gente applaudiva e ci mandava segnali di fortuna e lì ho capito il vero scopo della resistenza che attuiamo in risposta a questo Paese che non fa altro che reprimere e toglierci gli spazi di crescita e aggregazione sociale», spiega uno interno al blocco nero.