Sparare sulla Croce Rossa è disonorevole; sparare sui crociati rossi è d’obbligo. Tempi duri a sinistra. Occorre difendere il corteo di Torino organizzato da Askatasuna ma al contempo condannarne le violenze; il tutto cercando di far ricadere sul governo Meloni la responsabilità per non aver evitato la degenerazione annunciata ma senza dimenticare una necessaria condanna a qualsivoglia giro di vite possa mai esser deciso perché azioni criminali non si ripetano. Un doppio arrocco con avvitamento della ragione e del diritto; ma guai a sottovalutare, abbiamo a che fare con professionisti della manipolazione. Regola numero uno per riuscire nell’impresa: ignorare la realtà. Regola numero due: abbondare di cattiva fede. Regola numero tre: partire dal presupposto di essere sempre dalla parte della ragione.
Le tre architravi del pensiero distorto sono la teoria del complotto, quella del fino a un certo punto andava tutto bene e quella del diritto al dissenso. La prima sostiene che le violenze fanno comodo all’esecutivo, che così adesso può varare misure restrittive. Il Domani e il Fatto Quotidiano ci aprono il giornale: “Gli utili delinquenti. Governo all’assalto dei diritti”, titola il primo, che a un giorno di distanza ancora sente “l’acre odore dei lacrimogeni dei poliziotti” ma si è già perso le martellate all’agente Alessandro Calista, i cassonetti bruciati, le pietre lasciate sul selciato dai terroristi incappucciati.












