Il gip di Imperia Massimiliano Botti non ha convalidato l'arresto, ma ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, ravvisando i gravi indizi di colpevolezza e il pericolo di inquinamento delle prove nei confronti di Manuela A., 43 anni, la donna di Bordighera indagata con l'accusa di omicidio preterintenzionale per la morte della figlioletta di due anni, di nome Beatrice, avvenuta lunedì scorso nell'abitazione di regione Montenero.

Difesa dagli avvocati Bruno Di Giovanni e Laura Corbetta, oggi la donna ha risposto alle domande del giudice dalla sezione femminile del carcere genovese di Pontedecimo dove è reclusa.

Il giudice ha ritenuto attendibili le eccezioni dei due legali, secondo cui la misura dell'arresto non poteva essere applicata, per la trascorsa flagranza e perché sono state effettuate delle indagini (come l'escussione di alcuni testi e una prima ispezione cadaverica) non compatibili con l'arresto.

Nei quarantacinque minuti dell'udienza, Manuela ha voluto chiarire la propria posizione. Ha detto che la bambina era ruzzolata dalle scale il giovedì precedente alla morte. Ma ha anche aggiunto di non averla portata al pronto soccorso perché era vivace e solita a questo tipo di cadute.