Èdi omicidio preterintenzionale l’accusa che ha portato ieri sera all’arresto di Manuela Aiello, 39 anni, mamma della piccola Beatrice, la bimba di due anni morta ieri mattina a Bordighera in una villetta sulla sommità di Montenero. La procura di Imperia ha disposto il provvedimento cautelare al termine di un lungo interrogatorio che ha visto la donna cadere in diverse contraddizioni. Un’auto dei carabinieri ha lasciato poco dopo le 19 la caserma dell’Arma in via Primo Maggio con destinazione il carcere di Genova Pontedecimo.

Lei ha strenuamente negato ogni addebito ma il suo racconto non ha trovato riscontri di credibilità messo a confronto con gli elementi raccolti per tutta la giornata dagli investigatori e vagliati dal sostituto procuratore Veronica Meglio, in costante contatto con il procuratore capo Alberto Lari.

Tante cose non tornano. Ora tutto sembra essere rinviato all’interrogatorio di convalida dell’arresto che sarà fissato questa mattina dall’ufficio del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Imperia. Ad assistere la donna nel lungo interrogatorio è stato l’avvocato Laura Corbetta.

Era stata proprio la mamma, ieri mattina, a dare l’allarme al 118. L’auto medica e l’ambulanza si erano arrampicate sulla collina di Montenero ma un disperato tentativo di rianimazione della piccola non aveva avuto esito. Morte per arresto cardiocircolatorio era stato il primo verdetto dei sanitari. Ma subito il 118 aveva chiamato in causa i carabinieri. Il motivo? Ecchimosi, lividi, strane lesioni (anche non recenti nel tempo), rilevate sul corpicino della bimba. La mamma aveva detto che il giorno prima era caduta da una scala ma che sembrava stare bene. Nel frattempo i carabinieri hanno visionato le immagini delle telecamere che portano a Montenero e hanno scoperto che qualcosa non tornava anche sugli spostamenti fatti dalla donna nelle ultima 24 ore.