«Con quella toga puoi dire ciò che vuoi»: la parafrasi di uno slogan pubblicitario degli anni ’60 esprime alla perfezione le regole di ingaggio mediatiche del Procuratore Nicola Gratteri. Primo: deve essere rigorosamente esclusa la presenza di un contraddittore, tanto più se tecnicamente attrezzato (tipo avvocato o professore universitario). Secondo: deve essere garantita la presenza di un giornalista fermamente disposto a non formulare nessuna domanda confutativa o anche solo verificativa di quanto asserisca l’intervistato, del tipo «scusi, dove è scritto nella riforma quello che Lei sta affermando?», o simili. Queste due semplici regole, senza il rispetto delle quali non vedrete mai in TV o sui giornali il Procuratore Gratteri, spiegano le strabilianti esibizioni del Nostro. L’ultima è fantastica. L’intera redazione del Fatto Quotidiano, direttore in testa, dedica una intervistona, con apertura in prima, nella quale il Procuratore si è superato, senza che uno solo dei presenti battesse ciglio. Con la separazione delle carriere - ci informa - il PM non sarà più onerato dal dover raccogliere le prove anche a favore dell’imputato. Ora, lasciamo perdere quanto questa regola oggi sia effettivamente rispettata; il fatto è che essa è dettata dall’art 358 del codice di procedura, che la riforma si è ben guardata dal modificare o abrogare. Dunque, una conseguenza della riforma solo nella testa di Gratteri, ma rappresentata al lettore, e recepita dagli intervistatori, come conseguenza tecnica della vituperata riforma.
Giustizia, “solo i ricchi potranno difendersi”. L'ennesima balla di Gratteri
«Con quella toga puoi dire ciò che vuoi»: la parafrasi di uno slogan pubblicitario degli anni ’60 esprime alla perfezione le ...















