Le capacità trasversali nelle relazioni lavorative sono un elemento sempre più centrale. E si possono sviluppare senza derogare ai propri principi

di Sarah Barberis

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Secondo il World Economic Forum, entro pochi anni quasi la metà delle competenze richieste nel mondo del lavoro sarà legata a capacità trasversali come comunicazione, collaborazione, gestione dei conflitti e consapevolezza relazionale. Non si tratta più di un elemento accessorio, ma di una componente strutturale della professionalità. La lettera che pubblichiamo oggi nella nostra rubrica Women Up arriva da Luisa, madre di una donna di 37 anni con un curriculum solido e un percorso lavorativo segnato da licenziamenti e precarietà. Nel suo racconto emerge una frattura sempre più evidente: quella tra competenza e riconoscimento, tra meritocrazia dichiarata e pratiche quotidiane. Una frattura che, nel lavoro, continua a colpire in modo particolare le donne. A rispondere è Silvia Gazzotti, psicologa del lavoro, che aiuta a leggere questo scarto senza negarne le criticità. Il suo intervento mette a fuoco un nodo centrale del lavoro contemporaneo: oggi le competenze tecniche non bastano se non sono accompagnate da capacità comunicative e relazionali, spesso fraintese come semplice “diplomazia” o adattamento. Questa risposta non assolve sistemi opachi né sposta la responsabilità sulle persone, ma offre strumenti per distinguere ciò che può essere sviluppato nel proprio stile professionale da ciò che, invece, appartiene a contesti organizzativi disfunzionali. Se desiderate raccontare la vostra storia potete scrivere a donnelavoro@repubblica.it e la redazione la valuterà.