Riforme strutturali che facilitino un’occupazione solida, ma anche competenze più trasversali e un cambio culturale.

Ecco cosa è necessario ai giovani alle donne per sfruttare le opportunità di lavoro che dalla fine del covid sono in crescita. Questa è l’opinione degli speaker dell’incontro organizzato sul tema da Confcooperative in Piazza Duomo a Trento. Giovani e donne vengono definiti come una popolazione invisibile, perché non riescono a inserirsi con soddisfazione nelle dinamiche dell’economia.

I fatti

Le statistiche parlano di un aumento importante dell’occupazione negli ultimi anni: dai minimi del 2008 è risalita fino a un boom di oltre 24 milioni di lavoratori registrati nel marzo scorso, che corrispondono a un tasso di partecipazione del 63%. L’Istat , però, segnala che in marzo l’occupazione è lievemente calata (-0,1%) per via delle difficoltà lavorative delle donne, degli under 35, dei dipendenti a termine e degli autonomi, che risultano le fasce fragili del sistema.

«Se avessimo lo stesso tasso di occupazione della media dell’unione europea - spiega Andrea Toma, responsabile area lavoro ed economia del Censis - avremmo tre milioni di occupati in più. Abbiamo 1,8 milioni di neet (giovani che non hanno e che non cercano un impiego) e un mismatch che pesa per oltre 27 miliardi di euro, pari all’1,5% de Pil. Inoltre, c’è una competizione tra territori e un forte calo demografico da affrontare. Bisogna, dunque, trovare un equilibrio tra tecnologia e innovazione, che corre troppo velocemente e rischia di lasciare indietro imprese e persone».