Situazione e prospettive dell’occupazione femminile. Non mancano i segnali di progresso ma le donne faticano ancora troppo a superare le disparità e realizzare una sana conciliazione tra lavoro e famiglia

di Sarah Barberis

Per il 2026 le sfide sull’occupazione femminile restano significative, anche se non mancano segnali di progresso. In Italia il tasso di occupazione femminile si attesta al 53,3%, ancora distante sia da quello maschile (70%) sia dalla media europea. Le donne continuano a essere sovrarappresentate nei lavori precari e nel part-time involontario, con una maggiore esposizione alla vulnerabilità e ai cambiamenti del mercato del lavoro. La conciliazione tra lavoro e cura familiare rimane un nodo centrale, così come le disparità territoriali: il sud registra tassi di inattività nettamente più elevati rispetto al nord. Anche sul fronte salariale il gender pay gap continua a pesare. Entro giugno 2026, gli stati membri dell’Unione europea dovranno recepire la direttiva sulla trasparenza salariale, uno strumento chiave per ridurre i divari retributivi di genere e favorire l’equilibrio nei percorsi di carriera. Queste dinamiche indicano che le sfide per il 2026 non sono solo quantitative, ma soprattutto strutturali: si tratta di affrontare barriere nei modelli di conciliazione, nel welfare, nella qualità del lavoro e nelle differenze territoriali, per tradurre la crescita dell’occupazione femminile in un’equità reale e sostenibile.