Negli ultimi mesi in Italia si stanno registrando nuovi record di occupazione. Anche il tasso di disoccupazione ha toccato i minimi degli ultimi vent’anni e, come ha sottolineato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in un post pubblicato in occasione dell’8 marzo, “l’occupazione femminile ha raggiunto il livello più alto di sempre”. Tuttavia, dietro questi segnali positivi si cela una realtà ben più complessa per le lavoratrici italiane. Il nostro Paese continua a occupare le ultime posizioni in Europa per quanto riguarda la partecipazione femminile al mercato del lavoro. Un dato su tutti: nel 2024, solo il 53% delle donne italiane tra i 15 e i 64 anni risulta occupato, contro una media UE del 66%. Peggio di noi, nessuno tra gli Stati membri. Anche Paesi candidati all’ingresso nell’Unione, come la Serbia, fanno meglio.
Non solo siamo (molto) indietro rispetto al resto d’Europa ma miglioriamo anche più lentamente: negli ultimi quindici anni il tasso di occupazione femminile è aumentato di 6 punti percentuali a fronte di un incremento medio di 9 punti nella UE. Il divario è ancora più marcato nel Mezzogiorno, dove lavora appena il 37% delle donne in età lavorativa. Il risultato è un gender gap tra i più ampi d’Europa: in Italia, mediamente, la percentuale di uomini occupati supera quella delle donne di ben 19 punti percentuali, un dato secondo solo alla Grecia.






