Roma, 11 feb. (askanews) – (di Alessandra Quattrocchi) Paola Catapano è comunicatrice scientifica del CERN di Ginevra, dentro i segreti del laboratorio di ricerca più importante della fisica in Europa, e giornalista scientifica con decine di documentari all’attivo: ci parliamo l’undici febbraio, Giornata Internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, l’International Women in Science Day. Quante avventure nella sua vita: Artico, Antartide, missioni spaziali, il deserto di Atacama in Cile, le Galapagos, la foresta amazzonica… come si fa a diventare giornalista scientifica a questo livello?
‘È un percorso fatto di inseguimento di passioni e talenti. Io da bambina, a sei anni, volevo fare l’astronoma e adoravo la scienza. Ma quando si è trattato di scegliere l’università, ero indecisa fra fare astronomia oppure, visto che già lavoravo come interprete ed ero una sportiva quasi professionista nel basket, mi sono detta magari provo la scuola interpreti a Trieste, se mi prendono – è una scuola interpreti molto famosa ma molto difficile come ammissione – vado lì e avrò tempo per continuare i miei sportà e così è andata. Però come interprete cercavo sempre di lavorare su cose scientifiche. Quando passai il primo esame di simultanea fu anche il giorno che annunciarono il premio Nobel a Carlo Rubbia. Poi vidi un annuncio sul Corriere della Sera, il CERN cercava un assistente personale per il suo direttore generale, che era appunto Rubbia. Mi sono detta, ‘questo è per me’… E da lì è iniziata la carriera al CERN. Con lui è stata un’avventura meravigliosa, estremamente impegnativa. Avevo 26 anni e mezzo quando sono arrivata, che poi è l’età media dei ricercatori del CERN e quindi mi sono trovata in questo mondo ideale, meraviglioso, dove tutto funziona per merito, dove l’obiettivo è esplorare i confini della conoscenza, di spingere al massimo la tecnologia, dove lavorano insieme nazionalità di paesi che non riconoscono all’altro il diritto di esistere, ma che qui lavorano in maniera appassionata insieme. Poi ho fatto un master in giornalismo scientifico a Trieste… prendevo un treno notturno da Ginevra, che era l’Orient Express continuava per Zagabria fino a Mosca. Però contemporaneamente nelle mie vacanze sono riuscita a conoscere tante realtà. Per esempio diventare giornalista ospite della spedizione italiana in Antartide o andare a documentare l’Artico; questi luoghi estremi mi piacevano moltissimo’.











