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11 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 11:22
“Mio figlio aveva una vita quasi normale, seguiva una cura farmacologica, giocava, mangiava regolarmente. Era a casa con noi. Poi, è arrivata la chiamata per il trapianto: adesso è ricoverato da settimane in coma farmacologico e rischia la vita”. Sono le parole della madre del piccolo di 2 anni e 3 mesi sottoposto a un trapianto di cuore “bruciato” a causa di un errore nella delicata e complessa procedura di trasporto dopo l’espianto avvenuto a Bolzano. Il piccolo, affetto da una grave malformazione cardiaca, era in cura all’ospedale Monaldi di Napoli dove il 23 dicembre era stato convocato per l’intervento atteso da tempo.
“La cosa peggiore è che abbiamo saputo da giornali e tv quel che era accaduto – racconta la madre – in ospedale ci avevano semplicemente riferito che il trapianto non aveva avuto un esito positivo. Invece, ora sappiamo che hanno trapiantato un cuore che non funzionava”. A rivelare quello che era accaduto è stato il quotidiano Il Mattino. La famiglia, assistita dall’avvocato Francesco Petruzzi, aveva già presentato un denuncia per lesioni colpose gravissime, ma solo venerdì 6 febbraio ha scoperto quello che è avvenuto. In queste ore, presenteranno un’integrazione con nuovi documenti, certificati e dettagli. I carabinieri hanno già acquisito la cartella clinica di circa 1000 pagine e altri documenti, e alcuni testimoni sono stati ascoltati.













