Sono ore di angoscia per la famiglia del bambino di due anni e 4 mesi con il cuore trapiantato danneggiato, tuttora attaccato ad una macchina salvavita all'ospedale Monaldi di Napoli, in attesa di un nuovo organo. Secondoil medico legale, il piccolo Tommaso presenterebbe una condizione clinica che lo renderebbe ormai «inabile all'operazione». A confermarlo è l'avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia. L'avvocato ha aggiunto però che i familiari hanno intenzione «di chiedere alla direzione sanitaria dell'ospedale Monaldi di consultarsi con il Bambin Gesù di Roma, per avere un parere terzo sulla condizione di trapiantabilità del piccolo». Nel primo pomeriggio, riferisce l'avvocato, la famiglia riceverà notizie ufficiali sulle condizioni del bimbo in seguito ad un incontro con i sanitari del Monaldi.
Intanto, il ministero della Salute ha già disposto, appena venuto a conoscenza della vicenda, l'invio di ispettori all'ospedale di Bolzano dove è stato espiantato il cuore. Lo si apprende da fonti del Ministero. Gli ispettori dovranno fare chiarezza sulla vicenda, dal traporto alla decisione dell'intervento con l'organo che sarebbe stato danneggiato nel trasporto utilizzando ghiaccio secco invece di normale ghiaccio. Al momento sono sei le persone iscritte nel registro degli indagati dalla Procura di Napoli. Si tratta dei componenti dell'equipe dell'ospedale Monaldi - medici e paramedici - che hanno effettuato l'espianto dell'organo a Bolzano per poi trapiantarlo a Napoli. Lesioni colpose il reato ipotizzato per tutti. Tra i sei indagati non risultano tutti e tre i sanitari sospesi dall'ospedale, ma solo quelli che hanno avuto un ruolo operativo nell'espianto e nel trapianto. I fari degli inquirenti sono accesi sull'operazione ma non solo. L'attenzione della procura di Napoli si concentra anche sulla decisione assunta in via cautelativa dal Monaldi, un'eccellenza nel campo, di sospendere il servizio di trapianti pediatrici dopo la denuncia presentata dai genitori del bambino. Si vuole vedere chiaro sul fatto che l'interruzione del servizio non abbia conseguenze sulla platea di pazienti che necessita di un trapianto. A partire dallo stesso bimbo al centro del caso.










