Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
10 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 18:22
Gli slittini e i bob scivolano sulla nuovissima pista ghiacciata “Eugenio Monti” di Cortina, le gare delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 vengono riprese dalla televisione e si svolgono regolarmente, ma tutto attorno all’impianto c’è il deserto. Un deserto bianco. La neve copre pietosamente il cantiere lasciato incompiuto da Impresa Pizzarotti, che ha eseguito i lavori da 82 milioni di euro per conto di Società Infrastrutture Milano Cortina (Simico). Hanno detto che gli italiani hanno compiuto un miracolo, visto che i cinesi hanno impiegato il doppio del tempo, due anni, per costruire l’impianto utilizzato nel 2022. I soliti noti si sono allargati, esagerando con le iperboli. “È l’opera architettonica più bella del secolo”, ha declamato il commissario straordinario Fabio Massimo Saldini. “È come la cupola del Brunelleschi di Firenze”, ha esagerato il ministro delle infrastrutture Matteo Salvini. Non è stato da meno l’allora governatore Luca Zaia. “Le famiglie verranno ad ammirarla, perché questo è il nostro Guggenheim Museum”.
In realtà le immagini che la televisione non mostra sono molto più sconfortanti, e con la luce appaiono in tutto il loro effetto-discarica. Soltanto con il buio e con il gioco delle luci concentrate sulla pista il risultato è meno deprimente. La colpa è dei ritardi operativi, che hanno consentito di arrivare all’ultimo momento con una struttura ancora incompleta, seppur funzionante. Ma anche delle scelte progettuali, perché nel dicembre 2023 il ministro Matteo Salvini aveva imposto una pista light, sfrondata da tutti gli elementi che avevano reso economicamente non conveniente l’appalto. Solo a quelle condizioni se lo aggiudicò l’unico concorrente che si era presentato, con un ribasso dello 0,0013 per cento.











