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13 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 8:10
La quantificazione dei danni ancora non c’è, ma bastano le 112 fotografie scattate dal direttore dei lavori per mostrare lo stato precario e di abbandono in cui è stata lasciata la nuovissima pista da bob di Cortina dopo le gare olimpiche. Trova così conferma l’esistenza di un contenzioso tra i soggetti che si sono occupati di costruire e utilizzare l’impianto “Eugenio Monti”, a causa degli interventi di ripristino necessari dopo 22mila discese di bob, skeleton e slittino. Si tratta di Società Infrastrutture Milano Cortina (Simico), di Fondazione Milano Cortina 2026 (comitato organizzatore) e del Comune di Cortina. Il 25 febbraio, tre giorni dopo la conclusione delle Olimpiadi, un sopralluogo è stato effettuato dall’ingegnere Michele Titton (società ITS Engineering) responsabile dei lavori per conto di Simico e dai tecnici della società Energytech di Bolzano.
Il risultato è contenuto in un “verbale di sopralluogo di controllo” redatto il 25 febbraio, lo stesso giorno in cui il Comune ha incaricato uno studio legale di occuparsi del pre-contenzioso, in vista dell’acquisizione definitiva dell’impianto, quando i lavori saranno finiti. “In generale si denota una condizione del sito in stato quasi di abbandono. – c’è scritto – Al di là di poche lavorazioni in essere, relative allo smontaggio di alcune delle opere temporanee (ad esempio, gli schermi per gli spettatori), gli spazi sono stati lasciati in assenza di qualsiasi pulizia, riordino o sistemazione del caso. Non da poco è anche il fatto che tutti gli spazi degli edifici sono stati lasciati aperti, anche locali tecnici come la ‘control room’ dell’edificio di arrivo, la quale contiene strumentazioni del valore di centinaia di migliaia di euro”. Segue un’analisi settore per settore.









