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Ultimo aggiornamento: 7:13
Si fa presto a dire Olimpiadi. Il più grande evento sportivo planetario, che dal 6 febbraio occuperà le Alpi italiane con un circo ridondante e costosissimo, elogiato continuamente dalla grancassa dell’informazione compiacente, comporta una serie di effetti collaterali che lasciano stupiti. Perché insensati e contrari a qualsiasi logica di buona amministrazione. Ne ho avuto riprova di fronte ad un pubblico a dir poco sconcertato a Cortina d’Ampezzo, dove ho presentato e discusso Una montagna di soldi, edito da Paper First, un viaggio senza reticenze nello scandalo dei Giochi Milano Cortina 2026. La fase di avvicinamento ci riserva la previsione (non definitiva) di una spesa di due miliardi di euro per l’organizzazione, in capo a Fondazione Milano Cortina 2026, e di altri cinque miliardi di euro per infrastrutture sportive, stradali e ferroviarie.
Cortina è trasformata in un cantiere totale, ma ancora più dei grandi numeri, in attesa del consuntivo di un bilancio olimpico che si annuncia in perdita, sono le storie minime a raccontarci la dissennatezza delle scelte di una politica che punta agli affari, con il corollario del consenso che li accompagna. Non ci si cura delle ricadute pratiche sulla popolazione, con il risultato di creare ferite profonde, che nascono da scelte non condivise e non indirizzate a perseguire il bene comune. Lo ha dimostrato il dibattito moderato dalla giornalista Marina Menardi che si è svolto nella Sala Cultura del Palazzo delle Poste e Telecomunicazioni, che fu ideato e realizzato dall’architetto Edoardo Gellner per le Olimpiadi del 1956, i primi Giochi organizzati in Italia.






