Un’opera contestata fin dalla sua ideazione, una tensione nei rapporti fra gli enti a vario titolo coinvolti nei Giochi, una relazione in teoria interna agli uffici ma di fatto circolata in giro. Si chiamerà anche “sliding centre”, ma l’impianto da bob, skeleton e slittino non riesce proprio a farsi scivolare addosso i veleni, che ormai da anni serpeggiano nella Conca d’Ampezzo ogni volta che vengono evocati i 120,7 milioni stanziati per la riqualificazione della vecchia e gloriosa Monti. «La pista sovranista è già fuori uso», titolava ieri Repubblica, al punto da indurre Simico a prendere posizione al culmine di una settimana di polemiche, bollando l’affermazione come «priva di fondamento» dopo che già Fondazione Milano Cortina aveva fatto sapere che la struttura «sarà riconsegnata a posto». Il sindaco Gianluca Lorenzi ha invitato tutti alla calma: «Sono in corso le azioni propedeutiche al ripristino delle condizioni originarie del bene, che ci deve essere restituito così com’era. A fine aprile vedremo se c’è qualcosa che non va, ma fino ad allora basta con le strumentalizzazioni».
In questa fase il Comune, che accollandosi l’eredità della gestione sarà il proprietario dell’opera, sta agendo da intermediario fra Simico (che l’ha costruita) e Mico (che l’ha utilizzata). Alla conclusione del cantiere, la Società Infrastrutture l’aveva consegnata al municipio, che a sua volta l’aveva affidata alla Fondazione. Al termine delle Olimpiadi, è scattata la procedura inversa: l’organizzatore dei Giochi deve togliere quello che è servito all’evento, cosicché lo sliding centre torni nella disponibilità dell’ente locale, il quale lo ridarà temporaneamente alla stazione appaltante per le ultime finiture come le piantumazioni e le stradine (al momento la data di conclusione indicata è il 5 luglio, ma potrebbe variare in base al meteo), per poi tornarne in pieno e definitivo possesso. Durante questo percorso, il 25 febbraio la direzione lavori ha effettuato il sopralluogo di controllo, previsto dal Codice dei contratti pubblici. Com’è emerso nei giorni scorsi, i tecnici hanno rilevato «una condizione del sito in stato quasi di abbandono», dettagliata in una relazione di 45 pagine che ha evidenziato una situazione di disordine fra cavi staccati, parapetti rovinati, intonacature sporche, maniglioni rotti, materiali accatastati, tubi piegati. «Nessun vandalismo: semplici segni di usura dopo l’intenso utilizzo degli ultimi tre mesi e di smontaggio non ancora completato visto il tempo concesso dal calendario», ci ha spiegato un esperto del settore.







