VENEZIA - «Tutto ciò che non ti accade in un’intera vita, poi, ti succede in un solo attimo». Sono queste le prime parole che il comandate del lancione di Alilaguna schiantatosi domenica mattina contro due gondole e un palazzo ha espresso una volta dimesso dall’ospedale. «Prova a immaginare – ha dichiarato –: hai tra le mani un mezzo completamente fuori controllo, che non puoi governare, e davanti a te hai una serie di ostacoli che sono cose e persone. L’unica cosa a cui pensi è girare il volante e sperare che Dio te la mandi buona».

Il pilota, dopo l’incidente di due giorni fa, è ancora sotto choc. Ha trascorso la notte in bianco e non fa che chiedere come stanno i gondolieri a cui ha distrutto le imbarcazioni e i turisti finiti in acqua. Ieri mattina, dopo aver ricevute le cure necessarie all’ospedale Civile di Venezia nel pomeriggio di domenica, è tornato al pronto soccorso. «Finché hai l’adrenalina addosso certi dolori non li senti – ha spiegato –. Il male arriva il giorno dopo, nel mio caso già durante la notte». Sarebbe un piede, in particolare, a causargli molto dolore.

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Il lancione di cui era al comando domenica – uno degli ultimi mezzi acquistati dall’azienda, circa un anno fa – sarebbe diventato improvvisamente ingovernabile per via di un guasto alla guaina dell’invertitore, indispensabile nelle barche per “frenare”. Facendo il paragone con le auto, è come se ad una vettura si rompesse improvvisamente il cambio, ma questa non avesse neppure i freni. Tanti si sono chiesti, dunque, perché il comandante non abbia spento il motore del lancione, in modo tale che questo smettesse di accelerare. «Il comandante, in quel momento, è andato totalmente nel panico – afferma il presidente di Alilaguna Fabio Sacco –. Lui stesso, a mente fredda, sa che sarebbe stato meglio spegnere il motore. Ma una cosa è ragionare con il senno di poi, un’altra è trovarsi dentro alla situazione e reagire a caldo».