Un’altra pratica a tutela dei giudici della Corte di Cassazione e del suo primo presidente, il giudice più alto in grado del Paese. Quello che al Consiglio superiore della magistratura non si era mai visto, con questo governo succede per la terza volta in meno di un anno. I consiglieri togati di palazzo Bachelet intervengono di nuovo a difendere i colleghi della Suprema Corte, stavolta finiti nel mirino del centrodestra per l’ordinanza dell’Ufficio centrale per il referendum che ha riscritto il quesito sulla riforma Nordio, dando ragione ai promotori della raccolta firme. Una decisione che ha messo in crisi il governo, nonostante il Consiglio dei ministri abbia deciso di non rinviare la data del voto, limitandosi a correggere il testo sulle schede. Così dalla maggioranza sono partiti i soliti attacchi contro il collegio di 21 giudici e in particolare contro uno di loro, Alfredo Guardiano, accusato di mancanza di imparzialità per essersi esposto nella campagna per il No. Tanto da costringere il primo presidente, Pasquale d’Ascola, a intervenire con una nota: anche se “le decisioni degli organi giudiziari possono essere sempre criticate sul piano tecnico con argomenti giuridici”, ha sottolineato, “non sono tollerabili illazioni sul piano personale nei confronti dei giudici, che si risolvono in una delegittimazione della funzione giurisdizionale”.