"Mi sento tranquillo.
Nella vita ne ho passate tante". Sembra sereno Giuseppe Vegnaduzzo, l'anziano di 80 anni di San Vito al Tagliamento (Pordenone) indagato per omicidio volontario continuato e aggravato da motivi abietti dalla Procura di Milano nell'inchiesta nata da un esposto secondo il quale, durante l'assedio di Sarajevo, c'erano dei 'turisti cecchini' che raggiungevano la capitale bosniaca per sparare, a pagamento, sugli abitanti.
Eppure, l'anziano domani sarà a Milano proprio per essere interrogato nell'ambito di quell'inchiesta per la quale indaga il Ros dei carabinieri, coordinata dal procuratore Marcello Viola e dal pm Alessandro Gobbis. Fermo nelle sue abitudini, con il caffè di buonora nello stesso bar, Vegnaduzzo ribadisce "non ho paura": "Mi sento tranquillo, non sono preoccupato, questa è solo una delle tante vicende, grandi o piccole, che mi son capitate nella vita".
L'anziano rende noto di essersi affidato a due avvocati di Pordenone: "Non perché io abbia paura, ma perché parlano con il giusto linguaggio". "Adesso la gente chiacchiera perché la cosa è grossa e tutti evitano di parlarmi direttamente - aggiunge - ma vedrai che tra qualche tempo si sgonfia tutto".
Ma in Bosnia, durante la guerra, c'è andato o no? "Per lavoro, non per caccia", risponde l'ottantenne, "anche perché la strada era lunga" e dunque le battute di caccia si svolgevano in altri Paesi dell'Est. Per lui parte delle ricostruzioni nascono da esagerate interpretazioni dei suoi racconti al bar.












