A San Vito al Tagliamento e nella frazione di Savorgnano l'eco dell'inchiesta sui "cecchini del weekend" a Sarajevo ha iniziato a circolare solo da poche ore. Tra le strade la sensazione prevalente è un misto di sorpresa e indignazione: l'idea che un proprio concittadino, un ex autotrasportatore di 80 anni oggi indagato dalla Procura di Milano per omicidio volontario, possa aver partecipato a safari di morte facendo il tiro al bersaglio con esseri umani, è un pensiero che ha suscitato un immediato ribrezzo in chiunque ne sia venuto a conoscenza.

Facendo il giro di alcuni bar del centro sanvitese, la risposta dei residenti è quella di chi si ritrova improvvisamente proiettato in una vicenda terribile e sconosciuta. In un primo locale, il titolare preferisce non sbilanciarsi mentre gestisce il lavoro mattutino: «Non sapevo della cosa finché non ho letto velocemente un titolo questa mattina. Avevo molto da lavorare, non saprei dare un'opinione in merito». In un altro esercizio a poca distanza, la reazione è simile: «Non ho mai sentito nulla a riguardo. È una cosa sicuramente sconcertante, un fatto terribile, ma francamente l'abbiamo appresa solo oggi dai giornali».

Tuttavia, tra i clienti c'è chi non nasconde il proprio disgusto per i dettagli emersi dall'inchiesta, che parla di civili - donne e bambini - scelti come bersagli. Seduto fuori da un bar, un cittadino ci dice: «È un vero e proprio safari. Queste cose già non si dovrebbero fare con gli animali, figuriamoci con gli esseri umani. È follia pura. Chi gli ha dato il porto d'armi è pazzo pure lui». Aggiunge poi un dettaglio logistico: «Qua in centro non si vedono doppiette. Per trovare chi pratica l'attività venatoria bisogna andare nelle frazioni». In un altro locale, la proprietaria non usa giri di parole: «È talmente agghiacciante che non c'è nulla da dire. Vedremo lunedì che cosa succede». E alla domanda se avesse mai percepito qualcosa in passato, considerando che l'uomo si sarebbe vantato delle sue azioni, ammette con cautela: «Qualcosa lavorando al bar si è sentito dire, ma lasciamo che gli inquirenti facciano il loro lavoro».