Stanno verificando anche gli espatri dell'epoca, recuperando le registrazioni di passaporti e documenti di viaggio, ma anche di biglietti aerei, inquirenti e investigatori che indagano sulla vicenda dei "cecchini del weekend", che pagavano per andare ad uccidere "per gioco", pure donne, anziani e bambini, nella Sarajevo assediata dai serbo-bosniaci tra il '92 e il '95.

Da quanto si è saputo, infatti, nelle indagini condotte dal Ros dei carabinieri e coordinate dal procuratore Marcello Viola e dal pm Alessandro Gobbis, si sta cercando di ricostruire quei viaggi dell'orrore verso la Bosnia, partendo da segnalazioni, nomi e testimonianze e andando a verificare, poi, nei registri delle frontiere se ci sono state entrate e uscite proprio di determinate persone in quel periodo, dall'Italia verso Sarajevo.

Mentre lunedì prossimo in Procura a Milano sarà interrogato il camionista 80enne indagato per omicidio volontario continuato e aggravato, il quale nei suoi racconti, riportati da testimoni, parlava di "caccia all'uomo", l'elenco degli indagati si allungherà certamente. Diversi nomi sono al vaglio, ripetono fonti vicine alle indagini, e si tratta di persone del centro-nord Italia. A queste trasferte verso la Bosnia avrebbero preso parte "tiratori turistici", così vengono chiamati negli atti, che coprono un'area che va dal Piemonte, alla Lombardia fino al Friuli, sull'asse Torino-Milano-Trieste.