C’è un’intelligenza artificiale che scruta il nostro sonno e prevede fino a 130 malattie future: si chiama SleepFM, ed è un capolavoro di Stanford. È stata addestrata con 585mila ore di polisonnografie di 65.000 pazienti. Da una sola notte estrae segnali nascosti di cervello, cuore e respiro con precisione chirurgica. Così demenza, infarti, tumori entrano nel mirino anni prima. A capo dello studio, che è stato pubblicato su Nature Medicine, c’è il professor Emmanuel Mignot, direttore dello Stanford Center for Sleep Sciences and Medicine. È l’uomo che ha scoperto la causa della narcolessia, la malattia delle persone che possono addormentarsi all’improvviso. E nel suo team c’è anche una giovane ricercatrice italiana.

Lei è Silvia Melzi, 33 anni, biologa, partita da Milano, passata per Lione e arrivata a Stanford, al Mignot Lab, proprio per studiare la narcolessia. Segni particolari: è narcolettica. E per saperne di più sviluppa mini cervelli in laboratorio.

Ma torniamo allo studio. «SleepFM ha coinvolto molti dei miei colleghi, esperti di intelligenza artificiale e computer science che hanno analizzato le polisonnografie, una sorta di elettroencefalogramma che dura tutta la notte e studia i segnali elettrici del cervello, e hanno usato queste informazioni per individuare tantissimi disturbi e malattie che si possono sviluppare in futuro. Il sonno è un processo biologico fondamentale con ampie implicazioni per la salute fisica e mentale, tuttavia la sua complessa relazione con le malattie rimane poco compresa. Questo nuovo studio è un passo in più per dimostrare quanto il sonno è importante per la nostra salute».