«Stiamo sperimentando giorno per giorno quanto è utile appoggiarsi all'intelligenza artificiale. Bisogna ovviamente farlo sempre con la consapevolezza che tutto quello che ci passa può essere suscettibile d'errore, l’essere umano deve sempre supervisionarla». Così la prof.ssa Giorgia Garganese, 50 anni, direttrice del Centro di Ricerca Gemelli Women’s Health Center for Digital and Personalized Medicine dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma, tra le eccellenze su cui Google.org ha deciso di investire.
Come state utilizzando l’IA in campo medico e oncologico?
«Per noi l’intelligenza artificiale è uno strumento sempre più rilevante nella pratica clinica quotidiana. In ginecologia oncologica (e in tutta l’oncologia) ci consente di integrare delle quantità di dati innumerevoli (clinici, radiologici e biologici). Il punto è mettere insieme tutto questo: mentre nel cervello di un medico esperto viene integrato dall’esperienza, con l’IA si riescono a costruire modelli predittivi. Cioè a prevedere come andrà la cura di quella malattia. Sta avvenendo un cambio di paradigma».
In che modo?
«Ci permette di prevedere se i pazienti risponderanno o no ai farmaci che noi avremmo proposto. E se risponderanno o no alla radioterapia. E in questo modo capire se utilizzare la via standard oppure proporre le vie alternative».








