Lavora al Mount Sinai Hospital, il più grande ospedale dell’area metropolitana di New York, una delle prime scuole di medicina al mondo ad aver creato un dipartimento dedicato all’intelligenza artificiale. È l’Associate Scientific Director di una piattaforma che integra i dati clinici dell’ospedale per renderli utilizzabili in ogni forma di ingegneria applicata alla salute.

Si chiama Eugenia Alleva, ha 32 anni ed è un medico italiano che lavora negli Stati Uniti, dove coordina team di ingegneri, clinici e data scientist che usano l’intelligenza artificiale per capire e prevenire le malattie ginecologiche.

Ha appena vinto un grant da Wellcome Leap (organizzazione americana no profit che ha stanziato 50 milioni di dollari per finanziare le innovazioni in medicina), per affrontare un problema enorme, di cui quasi nessuno parla: il flusso mestruale abbondante.

«Colpisce circa il 30% delle donne in età fertile e provoca carenza di ferro, che ancor prima di diventare anemia, significa stanchezza, spossatezza, difficoltà di concentrazione, perdita di giorni di lavoro o di studio. Argomento considerato tabù. Manca la consapevolezza tra le donne e anche i medici non lo considerano un problema».