«L’intelligenza artificiale è una scienza. E l’interazione tra le persone resta più potente di qualsiasi algoritmo». Gianna Martinengo è nella sua casa a Milano, dove sta lavorando a uno dei tanti progetti di innovazione tecnologica e sociale che continua a seguire. Pioniera dell’intelligenza artificiale in Italia, imprenditrice da oltre quarant’anni, ha guidato centinaia di progetti («più di mille») e ha promosso numerose iniziative per portare più donne nella tecnologia. Eppure la sua formazione non è quella di una tecnica. Martinengo è un’umanista. La sua storia comincia all’inizio degli anni Ottanta, in un campo completamente diverso.
Simona Tiribelli, eticista al MIT: “L’IA ci divide con il tribalismo emotivo”
08 Novembre 2025
Insegna lingue in una scuola sperimentale di Quarto Oggiaro, alla periferia di Milano, frequenta corsi di formazione all’Università Cattolica su Psicologia Cognitiva e Disturbi dell’Apprendimento. Poi una frase cambia la sua traiettoria. «La vita si può anche cambiare». A pronunciarla è uno scienziato conosciuto anni prima a Stanford, Mario Zanotti, allievo del probabilista Bruno de Finetti. Martinengo ha due figli piccoli e sta attraversando uno dei momenti più difficili della sua vita: il padre muore giovane, improvvisamente, e il suo matrimonio sta finendo. Quella frase diventa una spinta per provare a cambiare. Partecipa a un bando internazionale, lo vince e si traferisce negli Stati Uniti con due bambini.






