MILANO - Cosa ci resterà in mente di questa cerimonia inaugurale delle Olimpiadi Milano Cortina 2026, la prima diffusa? Forse i tubetti che scaraventano sulla pedana i tre colori primari, rosso, blu e giallo creando un armonico Pantone mentre Mariah Carey omaggia Domenico Modugno? Oppure i due anelli del diametro di cinque metri l’uno che volteggiano nell’aria, quasi a simboleggiare l’incontro tra Milano e Cortina, la città e la montagna e, sotto una musica potente, si intrecciano con gli altri tre a formare l’universale simbolo dei Giochi? O l’arrivo del tedoforo che con la sua Fiamma attraversa San Siro e però non si ferma, corre via, perché la destinazione è dall’altra parte della città, all’Arco della Pace dove l’accensione del calderone vinciano avviene in simultanea con quello in piazza Dibona a Cortina d’Ampezzo? O magari ricorderemo il jingle degli enormi (in tutti i sensi visti i mascheroni) Verdi, Rossini e Puccini, uno stacchetto destinato, c’è da crederci, a diventare tormentone?
«Armonia», aveva promesso il re delle cerimonie olimpiche, il veneziano Marco Balich, che dai Pink Floyd nel lontano 1989 a Venezia passando per Salt Lake City 2002, Torino 2006 e poi Rio, è arrivato al suo sedicesimo spettacolo. Sono state due ore e quaranta di umana magia, zero videoinstallazioni, tecnologia sì ma solo come strumento di lavoro, non per sostituire l’anima della creatività. Gioco e stupore, orgoglio italiano ma anche autoironia. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che (in video) arriva a bordo di un tram - ovviamente il numero 26 - con il campione Valentino Rossi nei panni del tranviere. Laura Pausini che canta l’Inno italiano, la sfilata di modelle per ricordare Re Giorgio Armani, Pierfrancesco Favino che recita l’Infinito di Leopardi. E poi l’attrice e conduttrice Brenda Lodigiani che, afona per via di un microfono che volutamente non funziona, spiega al mondo perché noi italiani ci capiamo anche a gesti: fai così con la mano e significa “cosa?”. What, esatto. Confusionari, ma amanti del bello. Momenti di apprensione: recita solo la poesia di Gianni Rodari, niente scherzi, si erano raccomandati con il rapper Ghali. E poi l’attrice sudaficana Charlize Theron che rimanda alla pace con un pensiero del connazionale Nelson Mandella. La sfilata dei 2.900 atleti, un’ora di volti e di bandiere nei quattro cluster di questi Giochi, con la diretta televisiva che mostra cosa avviene contemporaneamente a Milano e a Cortina, a Livigno e a Predazzo. E infine l’inno olimpico riarrangiato e affidato al pianista Lang Lang e alla mezzosoprano Cecilia Bartoli, mentre nella conca ampezzana viene declamato il giuramento olimpico: “Promettiamo di prendere parte a questi Giochi Olimpici rispettando le regole e nello spirito del fair play. Ci impegniamo a praticare lo sport senza doping e imbrogli, per la gloria dello sport, per l'onore delle nostre squadre ed in rispetto dei Principi Fondamentali dell'Olimpismo».













