ROMA – Non solo un cambio di strategia per superare la tempesta e cancellare tutto ciò che non funziona dei piani legati alle produzioni di auto elettriche. C’è di più nella scelta di Stellantis. Tanto che la parola ripetuta come un mantra dall’amministratore delegato Antonio Filosa, in sella ufficialmente dallo scorso luglio, è reset. Non è solo un aggiustamento, che sui conti del 2025 pesa 22,2 miliardi di euro, ma un cambio di linea netto rispetto alla filosofia dell’ex ad, Carlos Tavares, che ha lasciato a dicembre 2024. Non è un caso che in una call con i giornalisti italiani critichi la scelta passata di «taglio dei costi eccessivo» che ha portato alla riduzione di figure importanti. Tanto che da quando è ad sono stati assunti 2 mila ingegneri nel mondo.
Oltre 100 miliardi in fumo, il conto dell’elettrico pesa sui costruttori di auto in Europa e America
di Francesco Manacorda
07 Febbraio 2026
Un redde rationem, in parte obbligata dalla nuova linea dell’amministrazione Trump negli Usa e da un elettrico che non decolla in Europa, che affossa il titolo in Borsa: lascia sul campo il 25,17% a 6,11 euro, riportando le lancette dell’orologio a maggio del 2020, e brucia 5,9 miliardi di euro di capitalizzazione. Non solo. Le brutte notizie per gli investitori non sono finite: nessun dividendo, azionisti a bocca asciutta. Nella breve vita di Stellantis non è mai successo. Se invece si guarda alla storia di Fiat-Fca si torna ai tempi precedenti della cura Marchionne.










