Un lettore scrive:
«La sovraesposizione multimediale data ai recenti fatti della guerriglia urbana nei dintorni della ex sede di Askatasuna, ha certamente aumentato notorietà e prestigio del Centro Sociale presso alcune frange giovanili. L'arrivo della premier a Torino, la volontà di modificare le leggi ai limiti della Costituzione e le accuse alla magistratura, sta premiando 500 facinorosi armati di martelli e spara razzi artigianali che si vedono innalzati a "pericolo per lo Stato". I 20-30000 che sono scesi in piazza per sostenere il Centro Sociale come parte integrante del tessuto cittadino sono stati dimenticati nei commenti e dagli stessi membri di Askatasuna, che li hanno sfruttati per portarsi nelle zone degli scontri. Forse dare la notizia con meno risalto, ricordare che il giorno dopo nessuno dei carabinieri o poliziotti era rimasto in ospedale, non modificare le leggi che ci hanno permesso di superare eventi molto più gravi e sottolineare come gli stessi pacifici dimostranti che sono stati erroneamente manganellati dalle forze dell'ordine siano stati poi assistiti e curati dagli stessi poliziotti, avrebbe dato un'impressione molto più positiva ai noi cittadini. Uno Stato forte non piagnucola ma assiste chi ha bisogno, racconta la verità, ascolta chi protesta e crede nelle leggi. Se 500 contestatori incappucciati ed armati di pietre fanno paura ai nostri governanti significa che lo Stato è debole e non ha fiducia nei 58 milioni di cittadini che dovrebbero sostenerlo. E che, in questo caso, non mi pare abbiano lesinato le critiche ad Askatasuna».
















