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Anatomia di un’illusione (partendo dall’inizio). Accade che un modesto generale, di non brillante carriera, già consigliere dell’ambasciata di Mosca, mentre è ancora in servizio, pubblica un libro in cui recepisce ed esaspera quanto di peggio scorre nelle viscere del Paese. Matteo Salvini, nel suo lungo autunno post-Papeete (qui l’anatomia è di un suicidio), lo arruola per condurre, “da destra”, l’assalto al consenso di Giorgia Meloni. E così – davvero il mondo al contrario – Vannacci passa dal rischio di sanzioni disciplinari al seggio di Strasburgo, coi galloni di vicesegretario, chapeau. Arriviamo alla storia di questi giorni: l’uno (Salvini) che resta vittima delle sue macchinazioni, l’altro che sogna in grande.
È solo un fenomeno mediatico, legato a una parabola personale, o l’innesco di un processo politico reale? Per avere un metro si suggerisce la lettura dell’articolo di Gianluigi Paragone su La Verità del 5 febbraio, scritto “dal basso di una sconfitta”. Quella di Italexit, movimento di cui Paragone era il leader. Per un periodo riempì piazze, si confrontò in tv con i big, era coccolato dai sondaggi, e poi… lo schianto, davanti al muro del “voto utile”. Riflessione interessante, per mettere a fuoco le differenze tra un epifenomeno della democrazia in crisi e le identità storicamente consolidate.














